Una delle variabili più importanti per me pensando alla transizione, è stato considerare l’impatto della mia decisione presso le persone cui tengo o che a vario titolo orbitano nella mia esistenza. Per alcune di loro, pochissime per la verità, si è trattato di prendere atto di un’evoluzione della mia vita della quale sono sempre state compartecipi. Per la grande maggioranza si è trattato di scoprire di punto in bianco un aspetto fondamentale di me stesso, che per mia reticenza perlopiù non avevano mai conosciuto. Sono sempre stato molto restio ad aprirmi al prossimo in materia, preferendo che ciascuno mi percepisse per suo conto per ciò che sono, ma risparmiando a me e a loro approfondimenti in merito alla mia disforia di genere, tema del quale non ho mai parlato volentieri con nessuno ritenendolo troppo complesso, troppo personale e troppo incomprensibile ai più per anteporlo a ciò che sono come essere umano. La transizione ha dovuto insegnarmi innanzitutto a non sottostimare me, immediatamente dopo a non sottovalutare le persone che ho intorno negando a priori a loro ed a me stesso la possibilità di vivere un rapporto più profondo e sereno, che valga davvero la pena di essere vissuto.
Il cosiddetto “coming out” per me è stato estremamente difficile, ancora oggi, pur avendo scoperto di cosa mi sono sempre privato nascondendo a tutti la mia realtà interiore, conservo una reticenza ed una fondamentale diffidenza maturata in anni di consuetudine all’autodifesa che è davvero difficile da di smettere. Ringrazio le splendide persone che mi hanno piacevolmente stupito, dimostrando nei fatti quanto ancora ho da imparare in materia di fiducia in me stesso e nel prossimo.